La Brianza, entità morale più che geografica, forma più che materia, non può non avere dei testi di riferimento, dei libri che ne inquadrino l’anima e la riconsegnino al lettore, al fruitore, allo stesso residente inconsapevole.
Sarebbe stato facile partire dalla Bibbia della Brianza, Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini, pubblicato nel 1836 da Ignazio Cantù, fratello del più noto Cesare.
Ma proprio come ogni antico testamento degno di questo nome, i due tomi in folio del Cantù sono un monumento poco fruibile dal devoto assetato del vero spirito della nostra terra.
Lasciandolo dunque ad antiquari e specialisti, proporremo opere più immediatamente capaci di farci ritrovare la lettera e lo spirito di una cultura plurisecolare, incastrata tra la meneghinità di chi è nato tra le mura mediolanensi e l’apatia del comasco affacciato sul suo ramo del lago.
Memorie di una millenaria racconta storie di potenti, folli e santi

Partiamo da un libro di storia, e della storia dell’oggetto più iconico conservato nella capitale della Brianza, e che ne ha fatto in qualche modo uno dei centri segreti della civiltà occidentale, quella autentica (non quella a marchio USA). Parliamo ovviamente della corona ferrea, gioiello di epoca tardo-antica e chiave di volta della continuità dell’Impero Romano per tutto il Medioevo e fino alle recenti rivoluzioni. Qualche anno fa Valeriana Maspero non ha solo scritto il saggio accademico La corona ferrea. La storia del più antico e celebre simbolo del potere in Europa, ma ha anche reso la storia del gioiello in un racconto in prima persona, in un quasi-romanzo che, senza nulla perdere del rigore storico, risulta godibile da qualsiasi lettore. Si tratta delle Memorie di una millenaria. La corona ferrea racconta storie di potenti, folli e santi. Un ottimo e solido punto di partenza, che ci piazza nel giusto contesto, perché la Brianza è anzitutto grande storia, non solo mobilifici e aneddotica.
Il Cavallo Rosso: il grande romanzo della Brianza tra guerra, fede e cambiamento

Il nostro secondo libro è un romanzo in senso stretto, seppure a sfondo storico. Si tratta dell’opera celebre di Eugenio Corti, Il Cavallo rosso, uscito nel 1983. Parzialmente autobiografico, ha dentro tutto lo spirito più profondo del popolo brianzolo, dal dramma della guerra con cui si apre fino ai grandi cambiamenti sociali dei primi anni Settanta. Sembra difficile trovare un autore che abbia reso meglio l’anima del territorio, in un’opera di grandissimo valore letterario, che meriterebbe molto più spazio nelle scuole. Le vicende della famiglia Riva tra guerra, ricostruzione e decadenza sociale ci mostrano il valore e le virtù di un popolo strettamente legato alla terra e alla propria tradizione, sconvolta dai mutamenti dei costumi preparati dalla guerra ed esplosi negli anni Sessanta.
La Brianza di Gadda: sarcasmo e genio ne La cognizione del dolore

Dal lato opposto, una Brianza spietata e piccola piccola è dipinta nell’essenziale ed ironica opera di Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore, romanzo incompiuto composto tra il 1938 e il 1941. Non dovrebbe essere necessario presentare un autore che ben si conosce per l’arditezza delle sue sperimentazioni letterarie. La Brianza di Gadda si presenta sotto falso nome, ma rimane ben riconoscibile sotto il velo di un immaginario stato andino, il Maradagál, parodia gaddiana del nostro territorio. Una semplice maschera, che non solo permette al Gadda una satira pungente sulla Brianza del ventennio fascista, ma che ci descrive in modo al contempo sarcastico e sublime pregi e difetti del brianzolo eterno, tra aspirazioni piccolo-borghesi, produttività e piccoli-grandi odi familiari.
Tre opere quindi, di caratteri diversissimi: una narrazione storica di qualità sotto il velo del racconto, e due capolavori della letteratura italiana tra loro apparentemente lontanissimi. Carne e spirito, storia e romanzo, materia e forma che non esistono l’una senza l’altra. Li consigliamo tutti e tre, a diverso titolo, ma con uguale necessità, a chi si avvicina a quella parte di umanità che chiamiamo la Brianza.