Come nasce Briantona
Sono nata in quella che viene chiamata Brianza centrale, a Desio, da mamma lucana.
Fu mia madre a darmi la prima impressione di Brianza. La sua storia è simile a quella di molti meridionali trasferiti al nord: la ricerca di un lavoro nella prospettiva di una vita più stabile, tra le fatiche di ricostruire tutto da zero.
Agli occhi di mia mamma la Brianza era soprattutto questo: un luogo dove si lavora, si fa la spesa, si lava la macchina il sabato e si ricomincia a lavorare il lunedì. Così per mesi.
Così per anni.
Per lei era una terra difficile da abitare. Per me, che qui sono nata e cresciuta, la Brianza era semplicemente casa.
Mia madre non tornò più in Basilicata, anche se se lo augurava da sempre, e negli ultimi anni della sua vita, quando la sua salute iniziò a complicarsi, mi disse una frase che non ho mai dimenticato:
“Ho vissuto qui, lavorato qui e fatto molti sacrifici.
Ora mi chiedo: per cosa? Cosa mi porterò via?”
Perché raccontare la Brianza
Quella domanda ha lasciato qualcosa dentro di me.
Non ho saputo rispondere subito, ma nei mesi successivi al suo addio ho iniziato a cercare un modo per dare un senso a quella sensazione.
Ho iniziato a chiedermi cosa significhi davvero vivere un territorio senza sentirsi ospiti o addirittura estranei.
Molte persone in Brianza vivono tra casa e lavoro, aspettando il mese di ferie per “respirare davvero”.
Come se questo fosse solo un luogo di passaggio, una parentesi sofferta prima delle ferie.
Conoscere un territorio significa viverci, e non solo sopravvivere. Significa poter rispondere alla domanda: Che cosa porterò con me?
Da questa riflessione è iniziato tutto.
Chi c'è dietro il progetto
Briantona nasce da un’intuizione personale, ma nel tempo è diventato anche un piccolo lavoro di squadra. Attorno al progetto gravitano alcune persone che, ognuna a modo proprio, contribuiscono a farlo crescere.
Ginevra
Founder di Briantona