Il Mausoleo Visconti di Modrone a Cassago Brianza (LC)
Il Mausoleo Visconti di Modrone a Cassago Brianza è una singolare architettura neogotica costruita sui resti dell’antica chiesa medievale di San Salvatore. Custodisce le tombe della famiglia Visconti di Modrone e intreccia storia milanese, memoria della peste e identità brianzola.
Un edificio sulla cima di una solitaria collina della Brianza in un paesino sereno come tanti qui in provincia. Questa costruzione però, nasce da un progetto ambizioso di una delle famiglie più potenti che hanno frequentato la zona
Misterioso e popolare, amato dai locali perché custode delle ossa dei loro antenati accanto a quelle dei duchi, in una livella lombarda, sede della festa di Sajopp ogni dieci di maggio (anche di questo di scriverà qui su Briantona), necessitoso di severi restauri interni per essere degno del suo nome. Il Mausoleo Visconti di Modrone rimane un’anomalia impressionante (in senso stendhaliano) nel paesaggio brianzolo. Relativamente recente, il monumento contiene tutta la storia e la forza della tradizione milanese, immagine traslata del Duomo, massima gloria viscontea, nelle nostre campagne.
Cosa c’era a Cassago Brianza, prima del Mausoleo Visconti di Modrone?
Località Tremoncino, presso l’attuale Cassago Brianza. Anno del Signore circa 1289. Messer Goffredo da Bussero gira l’arcidiocesi per completare la sua fondamentale opera, il Liber notitiae Sanctorum Mediolani: una lista di tutte le chiese, altari e festività delle terre ambrosiane. Passando di lì per la via tra Tornago (cascina di Renate) e Cassago, domanda a un contadino cosa sia quella chiesetta su una piccola altura.
“L’è la gesa del San Salvadur” gli risponde. Ed ecco che il nostro Messer Goffredo si appunta: “In plebe Alliate, loco Tornago, ecclesia Sancti Salvadoris” ossia “La chiesa del Santo Salvatore presso Tornago, nella pieve di Agliate, probabilmente lì dall’epoca longobarda”.
Per la prima volta viene recensita la chiesetta che diventerà un giorno il mausoleo dell’ultimo ramo dei Visconti, che in quegli stessi anni stabilivano su Milano il loro dominio, grazie all’accorta politica di Ottone (che Goffredo non nomina mai, pur essendo il suo arcivescovo da una ventina d’anni…)
Dopo questa citazione bisogna aspettare 300 anni per avere nuove notizie di questa chiesa: è il 20 agosto 1571 quando il Monsignor Fabrizio Piscina arriva a S. Salvatore incaricato da San Carlo Borromeo che sta visitando la parrocchia di Cassago. Fotografa la situazione con una breve ma significativa nota:
Vi è sotto la cura di Sancto Jacomo et Brigida di Casagho una chiesa chiamata sancto Salvatore la quale è in cima un monticello da una banda boscho da l’altra Roncho, dirutta senza altare non ha su il tetto e caschava una grande parte della muraia, et non ha reddito ne beni alcuni. Ne l’anno 1571 adi 20 agosto fu visitata dal Revrendo Fabritio Piscina nella visita che si fece a Cassagho dall’ Illustrissimo et Reverendissimo monsignor cardinale ma de detta visita non se mai visto ordinatione per lo si adimandato provisione che cosa se debba fare con questa chiesa.
Un territorio perfetto e strategico
Una chiesetta in rovina e distante dall’abitato, il luogo ideale per seppellirvi i morti di malattie contagiose: terra consacrata ma lontana dai vivi… il luogo sarà certamente usato per la sepoltura degli appestati nella cosiddetta peste del Manzoni (1630), e molte ossa saranno ritrovate e riposte nella cripta durante i lavori per scavare le fondamenta del mausoleo che oggi ha procurato la fama a quel luogo della Brianza profonda.
Siamo verso il 1836, e il terreno da più di un secolo è passato per via di matrimonio dalla famiglia Pirovano a uno degli ultimi rami virenti dell’antica famiglia ducale, i Visconti di Modrone. Elevati al rango di duchi da Napoleone (e confermati nel titolo dall’Imperatore d’Austria), ricchi e sempre al passo con i tempi, decidono di fare di San Salvatore il proprio luogo di sepoltura. Un primo progetto viene realizzato in quell’anno dall’architetto Chierichetti per conto del Duca Uberto, ma di fatto sarà realizzata solo un’opera più modesta. Solo verso la fine del secolo l’ambizione dei duchi porterà a termine un altro progetto, su idea del Duca Guido e progetto di Guido Cerutti.
Il Mausoleo che vediamo oggi
La singolarissima realizzazione, unica in Brianza, è una sorta di imitazione del tiburio del Duomo di Milano, in pieno stile neogotico, realizzata in marmo di Carrara. Un’impressionante guglia bianca sopra la collina, ben visibile tra le file dei cipressi piantati già a metà Ottocento dalla vedova del duca Carlo, nata Marianna von Khevenhueller. La guglia sorge sopra la cripta, ossario dei mostri ritrovati durante i lavori e iniziale sepolcreto della famiglia.
Al di sopra, una solenne chiesa gotica ottagonale a pianta centrale, con splendide vetrate a piombo realizzate a Venezia e mosaici delle migliori ditte, che lavorano in tutta Europa per il revival neogotico di quegli anni. La famiglia conta trentacinque sarcofagi tra i due livelli, l’ultimo delle quali risale a pochi anni fa.
L’edificio, splendido e marchiato della biscia viscontea nel mosaico d’ingresso, è custode anche di importanti opere di scultura ottocentesca raffiguranti i duchi di Modrone, personaggi estremamente vari e tuttora fiorenti per ricchezza e vasta progenie, ciascuno dei quali meriterebbe (o meriterà) un ricordo. La storia di Milano e della Brianza, tra risorgimento, industrializzazione, resistenza e arte (la Scala deve loro moltissimo) li ha visti e li vede protagonisti.
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Sono nata e cresciuta in Brianza e da qualche anno ho iniziato a guardare questo territorio con occhi diversi. Briantona nasce dalla curiosità di esplorare luoghi, storie e persone che spesso restano invisibili nella quotidianità della provincia.