Ne abbiamo già parlato in un articolo più generico della particolare storia di questo parco sculture e dell’uomo che rese reale tutto questo.
Leggendo, studiando (e quindi appassionandomi) e attraversando il Rossini Art Site, mi sono resa conto di una cosa: sebbene tutte le opere lungo i percorsi cerchino di non contrapporsi alla natura, ma di dialogare e co-esistere con essa, la lettura delle sculture da parte dello spettatore resta opaca, misteriosa.
L’arte contemporanea e moderna dicono sia così: difficile da capire. Io credo invece che sia uno spunto, un’interpretazione della materia e della realtà resa con ciò che le grandi artiste e artisti di questo parco avevano: alcuni materiali, la propria cultura (lontana o vicino alla Brianza che sia) e l’esperienza.
Questi 10 ettari di parco sulle colline di Briosco (MB) sono qualcosa di più di un posto in cui percorrere sentieri e qualcosa di più di un parco: il Rossini Art Site un mondo a sé, nato dalla visione di Alberto Rossini, industriale e mecenate, che oggi continua a raccontare visioni, storie, pezzi di vita ed animato tramite le opere un posto così fantastico.
In questa guida vorrei parlare delle opere del Rossini Art Site a cui prestare attenzione, quelle più significative (sicuramente per me) e quelle che credo fossero significative per Alberto Rossini e per la sua famiglia.
James Wines – il Padiglione

Anno
Fine del lavori 2008
Materiali
Pietra, mattoni, vetro, metallo riciclato
Descrizione
Progettato da James Wines e il suo studio SITE nel 2000 e finito nel 2008, il Green Pavillion svolge un ruolo strategico all’interno dell’intero parco sculture, oltre che simbolico.
E’ situato in cima ad una collina, quindi funge da osservatorio panoramico sulla collezione di scultura, ed è pensato per il passaggio armonioso tra terra e cielo. Questo è possibile grazie all’architettura e ai materiali come le grandi vetrate poste sia al piano superiore sia a quello inferiore, che riflettono il cielo e comunicano limpidezza. Il tutto è tenuto insieme da pietre, metalli, mattoni e materiali locali che danno un senso di stabilità e concretezza. Il tutto è incorniciato dalla vegetazione spontanea che ricopre il soffitto.
Il Padiglione, il cui simbolo è tutt’oggi il logo del Rossini Art Site, è un luogo
Oceaniche di Giulio Turcato

Anno
1992
Materiali
Tavole in vetroresina e poliuretano rinforzato in acciaio, infisse nel terreno: i singoli blocchi, diversi uno dal’altro, sono di forma stretta e allungata verso l’alto, dal profilo ondulato e mai spigoloso. Le tavole sono verniciate ciascuna con più colori brillanti delimitati in zone nette di colore.
Descrizione
Lo stile di Giulio Turcato è principalmente l’astrattismo informale, punta al dinamismo di forme e colori sgargianti come questi delle Oceaniche, che rappresentano delle vele. Ispirazione arriva da un viaggio dell’artista in Kenya negli anni 70. Quest’opera in particolare viene acquistata da Alberto Rossini nel 1994.
Il Teschio teiera di Erik Dietman

Anno
2002
Materiali
Ghisa
Descrizione
Erik Dietman, molto vicino alle correnti di Nouveau Realisme e al Fluxus, talvolta si definiva un poète ratè, ossia un poeta fallito. Il Teschio-teira è proprio una di quelle opere che si comprendono meglio quando si approfondisce la personalità dell’artista che, in questo caso, amava l’umanità per le sue debolezze e viveva in un equilibrio tra realtà e fantasia che gli consentiva di creare personaggi come questo. Si avvicinò ad Alberto Rossini perché interessato alle tecniche innovative e industriali per plasmare la materia.
La nascita di Venere di Hidetoshi Nagasawa

Anno
2002
Materiali
Marmo bianco antico; marmo bianco di Carrara; marmo blu di Macauba
Descrizione
La presenza de La nascita di Venere nella collezione di sculture, che vediamo qui in foto, fu molto importante Alberto Rossini. Fu il mecenate brianzolo a contrattare di persona per avere tre opere di Nagasawa nel parco, perché sapeva che gli avrebbero conferito un respiro un po’ più ampio. Nagasawa progetta questa scultura fatta di marmo incurvato su due livelli, con parti che girano idealmente in senso opposto, al centro del marmo blu che ricorda la schiuma da cui, secondo il mito, Venere nasce.
L’opera cerca un equilibrio, come lo Yin e Yang dei giardini zen giapponesi, questo è un incontro tra occidente e oriente.
Varie opere di Giò Pomodoro: Contatti, Segni, Tensioni

Materiali
Marmo, pietra, bronzo
Descrizione
L’arte è una missione, se non si è chiamati meglio non farla , diceva il celebre Giò Pomodoro.
Alberto Rossini restò affascinato dalla sua arte dalle linee astratte ed in principio nacque una collaborazione per utilizzare degli stampi della Ranger, la fabbrica di produzione del Rossini. La collaborazione non vede mai un effettivo risultato, per via della prematura scomparsa dell’artista.
Nelle opere di Giò Pomodoro custodite al Rossini, si evince il tema della tensione fluida: materiali solidi resi con pieghe e l’irregolarità dell’acqua, ed anche la tensione tra la presenza e l’assenza, i vuoti di materia che hanno un peso, quasi lo stesso della materia.
Le Anfore e i Tulipani di Franz Stähler




Anno
Anfore, 1998
Tulipani, 2000
Materiali
Vetroresina verniciato, ferro, materiale plastico
Descrizione
Le Anfore e i Tulipani di Franz Stähler sono opere site-specific, quindi create e pensate dall’artista appositamente per il posto in cui si trovano ora.
Il rapporto tra l’artista e Alberto Rossini fu di profonda amicizia e mecenatismo, Stähler fu infatti ospitato più volte nella dimora dell’imprenditore brianzolo, il quale gli fornì i materiali e le risorse per costruire le opere che vediamo. Anfore e Tulipani sembrano simili in quanto svettano entrambe verso il cielo, ma hanno delle differenze che sostanziali poiché una segue la poetica dell’artista, mentre l’altra asseconda il contesto in cui si trova l’artista.
Anfore è un’opera che ricerca la materia prima dell’arte, l’uso dei materiali naturali e grezzi e il riferimento alla funzione essenziale dell’anfora in epoca greco-romana, che era umile e di contenimento di cibi e bevande, ma che stava alla base dell’equilibrio, quindi simbolo di abbondanza e fertilità.
Tulipani è un’opera formata da 8 corolle dai colori vivaci, sostenute da steli di acciaio verdi che escono dal terreno. E’ certamente un’esecuzione più artificiosa della prima, che prevede l’utilizzo di smalti e tecniche di produzione più industriali, anche Tulipani, come Anfore, svetta verso l’alto ma non cerca equilibrio, piuttosto meraviglia, come quando guardiamo un fiore dai bambini per la prima volta.
Gli esercizi di fuga di Chiara Mu

Anno
2015, 2016
Descrizione
Gli esercizi di fuga sono interventi permanenti all’interno del Parco Rossini e sono stati realizzati in occasione della personale dell’artista Chiara Mu, colei che tra gli artisti del parco più di tutti ci fa riflettere in modo attivo sugli spazi che occupiamo e abitiamo e con i suoi percorsi ci permette di viverli.
Per l’esercizio di fuga Il Salice, che si trova proprio alla fine del Parco, fu pensata la narrazione di una storia all’interno di cerchi concentrici dapprima segnalati con del gesso, poi scavati. I cerchi concentrici all’interno dei tronchi degli alberi sono l’indicazione dei ciclo e degli anni di vita della pianta, il racconto era una narrazione di compromessi tra l’artista e la natura.
L’esercizio di fuga Il ciliegio è forse il più riflessivo tra i tre percorsi, offre la possibilità di vivere uno spazio ed un tempo sospesi attraverso la lettura messa a disposizione in un cassetto tra le radici dell’albero
L’esercizio di fuga del Tunnel è invece più pratico e esplorativo, approfondisce il senso della vista. E’ previsto l’ingresso in un tunnel dove l’artista ha dipinto in oro ogni giuntura circolare delle condotte, con l’addentrarsi nel tunnel questo riferimento si disperde nell’abisso del non finito.
Gertrude. The making of Americans di Cesare Viel

Anno
2012-2019
Materiali
Massi da scogliera, audio
Descrizione
Cesare Viel con questa installazione ricava per il visitatore del parco un momento riflessivo e di ascolto. Sotto l’ombra degli ulivi sono posizionati tre massi provenienti da una cava in Liguria, ai quali sono collegati dei sensori che attivano all’aperto una lettura del romanzo The making of Americans di Gertrude Stein, un estratto del motivo per il quale lei scrive indaga l’animo umano, creando uno spazio emozionale.
Parole Cunzate di Elena Bellantoni


Anno
2015-2017
Materiale
Ceramica, aste di ferro
Descrizione
Questa installazione di cui oggi vediamo l’ultimo passaggio compiuto ha un forte valore simbolico. L’artista di rifà al concetto del cunzare, ossia aggiustare come si dice ad Ostuni, luogo delle origini di Elena Bellantoni.
La cunzatrice, nelle realtà popolari di una volta, era colei che girava per il paese e aggiustava oggetti di casa e di uso quotidiano.
L’artista propone di aggiustare le parole, che qui non sono solo oggetti o scritte su un piatto, ma concetti interrotti e spezzati di cui si salvano le intenzioni di aggiustare, ricucine, magari guarire e ricostruire.

Approfondimenti e fonti sulle opere del Rossini Art Site
Per la stesura di questo articolo ringrazio le ragazze che gestiscono gli ingressi e le visite guidate al Parco Rossini e al loro costante lavoro di divulgazione.
Su Instagram ho dedicato un reel in cui faccio alcune considerazioni sul parco, se vuoi vederlo lo trovi QUI.
Varie interpretazioni delle opere sono mie considerazioni personali, mentre le nozioni culturali e storiche sono prese dal panphlet di Guida alle opere d’arte moderna e contemporanea – Rossini Art Site a cura di Francesca Guerisoli ed edito da Post Media Books.
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Segnalo il mio articolo per una panoramica della visita al Rossini Art Site
Segnalo gli approfondimenti sugli Esercizi di fuga di Chiara Mu al Rossini Art Site: