Dov’è la Brianza? Che cos’è? Sulle cartine geo-politiche della Brianza non c’è traccia o meglio, la vediamo comparire quando si fa riferimento alla provincia di Monza-Brianza nata nel 2004.
Eppure la Brianza è un territorio molto più antico, che va oltre le linee precise di confini e si colloca fra storie curiose d’identità e territori tratteggiati da pensieri di chi l’ha amata
L’11 giugno 2004 appariva nell’ordinamento amministrativo italico una Provincia di Monza e Brianza, che per la prima volta (o quasi, come vedremo) rendeva ufficiale un nome da secoli popolare e ben radicato.
La Brianza non coincide con la nuova Provincia dello stato unitario d’Italia, ma è denominazione di un’area ben più vasta, che comprende parti delle attuali province di Como, Lecco e (in minima parte) Milano.
Delimitarne i limiti spetta agli storici con l’aiuto dei geografi, dato che occorre individuare un’entità culturale secolare più che politica o topografica.
L’origine celtica del nome Brianza
Si tratta di un caso in cui la denominazione non deriva da antiche dominazioni, e solo in parte da divisioni del territorio di derivazione sovrana: in qualche modo la Brianza è un’area in cui è la popolazione a essersi riconosciuti per affine, creando così quello spazio dell’anima che non è né comasco, né puramente milanese, né laghee…
Brianza, e su questo pochi sono i dubbi, deriva da voci celtiche che ne indicano la natura collinare: brig, celtico per altura o collina, indica già che lo spazio che cerchiamo di individuare non è esattamente la pianura del Po, ma quella terra in cui la piattezza del milanese comincia a diventare salita, senza essere ancora l’alpe che circonda i grandi laghi.
Del resto, i bricc sono tuttora le alture nel dialetto locale.
Del tutto analoga etimologicamente è l’idea che il nome derivi dai briganzii, popolo di montanari celti (provenienti da Bregenz o chissà da dove) rifugiatisi nelle nostre terre (non sono del resto i briganti quelli che si rifugiano in montagna?).
Non è invece molto credibile, ma rimane affascinante, immaginare che il nome derivi da un certo Brianteo, generale gallo che accompagnava Belloveso, altrettanto mitico fondatore di Milano.
I confini morali secondo Ignazio Cantù
Se vogliamo usare un argomento di autorità, i confini morali della Brianza sono severamente fissati da Ignazio Cantù nella sua opera fondamentale datata 1836, Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini. Dovremmo dire allora che essa arriva a nord alla cascata della Valletegna, dove il Foce affluisce nel Lambro, includendo Canzo; a sud, alle mura settentrionali di Monza (città che non era considerata veramente parte del territorio brianzolo, che non ha “capitali”); a ovest, al fiume Seveso, verso Cantù e Carimate, comuni comaschi ma in diocesi di Milano; a est, naturalmente, al lago di Garlate e Olginate e all’Adda, oltre il quale sunt leones (di San Marco, ovviamente), cioè i territori bergamaschi per secoli estranei al ducato di Milano.
Quest’area corrisponde quasi esattamente a un’entità feudale determinata, ma chiamata in modo diverso: il famoso contado della Martesana (nome che oggi indica un’area non più del tutto coincidente con la Brianza), che comprendeva le terre a nord est di Milano (in opposizione al contado del Seprio, che includeva quelle a nord ovest), schieratosi con il Barbarossa contro Milano insieme a Monza e Como.
In contemporanea però appare già (almeno dal 1107) nei documenti il termine Brianza, spesso in collegamento al Monte di Brianza, zona di difese, castelli e castellacci.
Un’entità giuridica già nel Quattrocento
Abbiamo accennato in principio al fatto che il termine Brianza appare designare un’entità giuridica “ufficiale” già prima del fatidico 2004: nel XV secolo il Duca Francesco Sforza concede specifici privilegi fiscali a un territorio nominato Universitas Montis Briantie, che comprendeva le pievi di Oggiono, Missaglia, Brivio con Ronco, Garlate, Agliate, le squadre dei Mauri e di Nibionno, la pieve d’Incino ed alcuni villaggi delle pievi di Pontirolo e di Vimercate.
Praticamente un territorio compreso fra Adda e Lambro (con lieve sconfinamento oltre il Lambro). Contemporaneamente, dal 1451 il territorio in questione diventa un vicariato con lo stesso nome, cioè una circoscrizione giudiziaria a sé stante, seppure ancora dipendente dal Capitano della Martesana per le cause maggiori.
Una terra dai limiti sempre discussi
Il più illustre dei Cantù, Cesare, ben più noto fratello del succitato Ignazio, nella sua Grande illustrazione del Lombardo-Veneto (1857), scriveva che la Brianza è denominazione della quale “non si conosce né l’origine, né il significato, né i limiti”.
Speriamo (nel nostro piccolo) di averlo in qualche modo sfatato, sempreché quei bricconi dei brianzoli (i due termini, ormai si è capito, hanno veramente lo stesso etimo) non abbiano qualche cosa da ridire, vista l’interminabile discussione sui limiti della loro terra, di cui siamo stati tutti mille volte testimoni.