La Brianza è un territorio molto più vasto di quanto si pensi. Comprende l’attuale provincia di Monza e Brianza, ma si estende anche verso alcuni comuni delle province di Lecco, Como e Milano. Nonostante la sua geografia ampia, il rischio è visitare soltanto i luoghi più celebri, come il centro di Monza o le colline di Montevecchia, e finire con il pensare che sia tutta lì.
Questa guida su cosa vedere in Brianza è un mio personale resoconto che vuole tracciare delle alternative ai soliti luoghi già conosciuti, per dare uno spaccato del territorio un po’ meno confezionato, forse un po’ più scomodo, ma autentico, che allo stesso tempo fa contrasto alle logiche che lo vorrebbero solo come luogo di profitto.
La bellezza salverà il mondo scriveva Fëdor Dostoevskij nel suo romanzo L’Idiota, ed io ho pensato sempre che fosse una bellissima massima, ma non sono certa che sia un’ assoluta verità, dal momento in cui non ho ancora visto grandi salvataggi, ma posso dire una cosa:
la bellezza ti cambia gli occhi, questo è certo, ti cambia il modo di vedere le cose. Nel mio caso, insistendo a cercare posti in cui trovare qualcosa per cui vale la pena partecipare alla vita di questo territorio, ho cominciato a vedere il posto dove ho sempre vissuto con occhi diversi e finalmente a capirlo profondamente. Ci ho trovato tutta l’umanità che negli anni abbiamo cercato di limare via, ma che non è mai scomparsa.
In questo articolo terrò insieme, come posso, storia, natura e contemporaneità della Brianza, sperando di dare qualche cenno per uscire dai soliti tracciati.
La Basilica romanica di Agliate e il battistero
📍Via Cavour, 28, Carate Brianza (MB)


Nel piccolo borgo di Agliate, affacciato sul fiume Lambro, sorge uno dei complessi religiosi più antichi e affascinanti della Brianza: la Basilica dei Santi Pietro e Paolo con il suo battistero dedicato a San Giovanni Battista.
Le origini della pieve risalgono all’alto medioevo, ma la datazione precisa ha impegnato a lungo gli studiosi.
Per anni si è creduto che la basilica risalisse all’881, fatta costruire dall’arcivescovo Ansperto da Milano in epoca carolingia.
Studi più recenti hanno invece spostato la costruzione tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI, poco dopo l’anno Mille: una delle testimonianze più antiche del romanico lombardo.
Il battistero, dedicato a San Giovanni Battista, è la parte più antica del complesso e probabilmente preesistente alla basilica stessa, fu costruito quando il battesimo rappresentava il passaggio definitivo di conversione religiosa delle popolazioni locali.
Le spesse mura costruite con conci di pietra e ciottoli del fiume Lambro rendono la solidità tipica dell’architettura romanica. All’interno, invece, i numerosi restauri hanno riportato alla luce dettagli sorprendenti: il capitello della penultima colonna sinistra, ad esempio, proviene probabilmente da un antico tempio romano dedicato a Nettuno o a una divinità fluviale, testimonianza di un passato ancora più remoto.
Vale la pena scendere anche nella cripta, sostenuta da quattro colonne e coperta da piccole volte a crociera, e osservare la sacrestia, dove è conservato l’antico archivio plebano, ultimo ricordo del periodo in cui Agliate era il centro religioso di tutta la pieve.
📌Informazioni per la visita
Ingresso alla Basilica: libero dudrante gli orari di apertura della chiesa.
Battistero: nel weekend è possibile ammirarlo dall’ingresso; durante la settimana è chiuso al pubblico.
Visite di gruppo: scuole, associazioni e comitive possono prenotare l’accesso all’intero complesso monumentale tramite 👉 il sito ufficiale
La visita singola è autogestita e non prevede un accompagnatore, ma sono disponibili QR code e materiali digitali di approfondimento.
Cosa vedere in Brianza: le zone verdi


Chi immagina la Brianza come una distesa di capannoni industriali e paesi dormitorio probabilmente non ha mai esplorato i suoi sentieri. Tra aree protette, riserve naturali e oasi, esiste un patrimonio verde che negli anni è stato conservato e valorizzato dalla comunità locale.
Ho approfondito molti di questi luoghi nella sezione Natura e Gite del sito. Qui ti lascio una selezione di quelli che, secondo me, vale davvero la pena vedere, soprattutto se vieni da una grande città e vuoi scoprire una Brianza diversa da quella che ti aspetti. In questa sezione troverai passeggiate semplici e rilassanti, con approfondimenti storici e cenni sulla fauna e flora che popola la zona.
Oasi di Baggero a Merone
L’Oasi di Baggero è uno dei migliori esempi di riqualificazione ambientale in Brianza. Dove fino agli anni Settanta si estraeva la marna destinata al cementificio, oggi si estende un’oasi naturalistica con laghetti, sentieri e aree verdi.
Trovi l’articolo completo sull’Oasi di Baggero con percorso, parcheggi e informazioni utili QUI👈
Zoc del Peric
Lo Zoc del Peric è una rara zona umida nata dai depositi lasciati dai ghiacciai e dal loro ritiro migliaia di anni fa e oggi rappresenta uno degli ecosistemi più preziosi della Brianza, dove sopravvivono stagni, anfibi e numerose specie di uccelli.
Ho raccontato la storia geologica dello Zoc del Peric e come visitarlo nella guida completa QUI👈
La fontana del Guercio a Carugo
Oggi è uno dei luoghi migliori per capire quanto la Brianza debba il proprio patrimonio naturale all’impegno della sua comunità. Fino agli anni Settanta quest’area che ora è una Riserva Naturale, era una discarica di rifiuti industriali. La sua rinascita iniziò nel 1974, quando circa 400 cittadini si riunirono per ripulire il bosco, dando il via a un percorso che avrebbe portato alla nascita dell’attuale riserva naturale.
Nella guida dedicata racconto la storia della Fontana del Guercio, le sue sorgenti e le leggende che circondano questo luogo. Clicca 👉 QUI
MAC Lissone e Rossini art site: due presidi di arte contemporanea
📍Mac Lissone: Viale Elisa Ancona, 6, Lissone (MB)
📍Via Col del Frejus, 3, Briosco (MB)

Quando si pensa a cosa vedere in Brianza, raramente si includono le tappe ai musei e ai luoghi che espongono quadri e sculture. Se visiterai questi due siti che consiglio, scoprirai un’altra anima della Brianza: quella che, nel Novecento, è diventata un punto di riferimento per l’arte contemporanea.
Oggi entrambi conservano un patrimonio fatto di dipinti, sculture e installazioni che permette di ripercorrere una stagione culturale spesso poco conosciuta, ma che ha lasciato un segno importante nel territorio.

Il MAC nasce attorno al Premio Lissone per la Pittura, un concorso che si tenne dal 1946 al 1967 e che ha portato in Brianza nomi come Emilio Vedova, Karel Appel e Antoni Tàpies — non a caso a Lissone, storicamente città del mobile, dove l’industria del legno e dell’arredo sostenne quell’iniziativa culturale.
Il museo vero e proprio come lo visiti oggi è stato inaugurato nel 2000, ricavato dalla riqualificazione dell’ex stazione ferroviaria Lissone-Muggiò.
Il fondatore del Rossini Art Site è l’industriale Alberto Rossini, insieme alla moglie Luisa Teruzzi. La collezione parte nel 1954 con l’acquisto di una scultura per il sepolcro del padre di Rossini, poi negli anni Sessanta si allarga ad artisti locali e negli anni Settanta-Ottanta arriva all’Informale (Fontana, Vedova, Tancredi). Il parco vero e proprio si sviluppa tra fine anni Ottanta e fine anni Novanta.
👉 Ho dedicato un approfondimento a entrambi questi luoghi:
Palazzo Arese Borromeo
📍Via Borromeo, 41, Cesano Maderno (MB)



A Cesano Maderno sorge uno dei palazzi del barocco lombardo più sontuosi della Lombardia: Palazzo Arese Borromeo. La sua storia fortunata nasce con Bartolomeo III Arese, nobile di enorme potere politico nella Milano del Seicento. Fu proprio lui a volerlo, a partire dal 1626, come dimora di villeggiatura capace di certificare il prestigio raggiunto dalla sua casata.
Alla sua morte il palazzo passò in eredità alla figlia Giulia, che sposò il conte Renato Borromeo: da quel matrimonio nacque il ramo Borromeo Arese, e il nome che il palazzo porta ancora oggi.
All’interno, venticinque sale affrescate da pittori lombardi del Seicento — tra cui Giovanni Stefano Doneda, il Nuvolone e Giovanni Ghisolfi — raccontano soggetti mitologici e storia romana.
Nel Salone d’Onore, un pubblico dipinto di musicisti, nobili e mendicanti assiste a una festa. Nelle sale dei piani inferiori troviamo episodi della mitologia greca ed allegorie dell’amore e della sapienza che testimoniano l’animo di valore e il gusto fine di Bartolomeo III Arese e dei Borromeo.
La stanza che mi ha colpita di più è il Ninfeo: due ambienti interamente rivestiti di mosaici in ciottoli di fiume bianchi e neri, con dettagli anche rosso/ramati, dove pare che il proprietario si dedicasse allo studio dell’alchimia.
Come spesso succede a queste dimore, anche Palazzo Arese Borromeo ha avuto la sua parentesi di trascuratezza. Sotto la dominazione austriaca cadde parzialmente in disuso, fu trasformato in caserma, poi in uffici comunali e persino in scuola, mentre il parco veniva affittato per uso agricolo.
Dopo la Prima guerra mondiale fu abbandonato del tutto, subendo furti e atti vandalici. Solo nel 1987 l’amministrazione pubblica lo acquistò, avviando un restauro che lo ha restituito alla comunità: oggi è un centro culturale, con un giardino all’italiana di oltre 100.000 metri quadri che vale la visita quanto le sale interne.
📌Informazioni per la visita
Orari: da lunedì a venerdì 10:00–13:00 e 15:00–18:00; sabato e domenica 10:00–13:00 e 15:00–19:00. L’ultimo ingresso è consentito 40 minuti prima della chiusura
Visita autogestita: circa un’ora, con QR code e materiali digitali di approfondimento, come ad Agliate. Biglietto tra i 3 e i 5 euro, con riduzioni previste; gratuito per bambini sotto i 5 anni e persone con disabilità
Visita guidata: la domenica alle 15:00 e alle 16:30, durata di circa 90 minuti, biglietto tra i 6 e i 9 euro. Gruppi e scuole possono prenotare in altri giorni con almeno due settimane di anticipo
Prenotazioni: telefonando allo 0362 513443 o scrivendo a [email protected].
Accessibilità: il palazzo è accessibile alle persone con disabilità tramite ascensore ai piani superiori. I cani di piccola taglia sono ammessi solo in braccio o nel trasportino, e non possono accedere al giardino storico
Imbersago: santuario e traghetto di Leondardo
📍Santuario della Madonna del Bosco: Via Madonna del Bosco, 1, Imbersago (LC)
📍Traghetto sull’Adda: Piazzale Leonardo da Vinci, Imbersago (LC)


Vale la pena citare in questa guida Imbersago, paesino sull’Adda che ospita almeno due gioielli ed ha una eredità di leggende popolari, misticismo e storie di devozione contadina.
Si tratta di un luogo profondamente connesso all’acqua, quasi fisico, tanto da aver alimentato negli anni alcune leggende, fu anche un posto caro a Papa Giovanni XXIII.
All’interno di quella che oggi è la Cappella del Miracolo, c’è la fonte in cui nel 1600 avvennero due miracoli (il miracolo delle castagne e il miracolo del lupo) attribuiti alla Vergine.
A pochi chilometri scorre il fiume Adda, dove puoi fare una bellissima passeggiata lungo il sentiero che si affaccia sul fiume, o puoi salire sul traghetto conosciuto come Il traghetto di Leonardo da Vinci.
Il Santuario della Madonna del Bosco
Nel 1615 ad Imbersago iniziarono a circolare voci di apparizioni nel bosco sopra il paese, vicino alla Sorgente del Lupo. Nel 1617 tre pastorelli ebbero una visione e uno di loro trovò tra i rami un riccio di castagna maturo fuori stagione: un piccolo miracolo che bastò a dare il nome al culto, Madonna del Riccio, prima che diventasse quella del Bosco che conosciamo oggi.
Il santuario che si vede ora fu costruito tra il 1641 e il 1646 su progetto di Carlo Buzzi, con pianta a ottagoni concentrici che si allarga ancora di più nell’Ottocento.


Ci passò spesso, prima di diventare Papa, anche Giovanni XXIII, che lo elesse basilica minore. È un luogo che, al di là della fede di ciascuno, restituisce bene cosa significasse la devozione popolare in questa terra: un bisogno di spiegare l’inspiegabile.
Il Traghetto di Leonardo

Un traghetto che attraversa il fiume senza motore, spinto solo dalla corrente e da un cavo d’acciaio teso tra le due sponde. Si dice che l’abbia inventato Leonardo da Vinci, ma la realtà, come spesso succede quando si scava un po’, è meno da cartolina.
Leonardo studiò questo sistema tra il 1506 e il 1507, durante il suo soggiorno a Vaprio d’Adda, e ne fece un disegno nel 1513, oggi conservato nel Codice Windsor in Inghilterra.
Gli storici sono concordi nel dire che il famoso inventore documentò un meccanismo che esisteva già.
Il traghetto che vediamo oggi non è lo stesso di secoli fa — quello attuale è stato ricostruito nel 1994 da maestri d’ascia veneziani, dopo che il precedente era stato bloccato nel 1991 per motivi di sicurezza.
I laghi briantei e la vista dal Monte Barro
📍Via Carribbio 3 (zona Piazza Risorgimento), Galbiate (LC)

Il Monte Barro, detto anche Monte di Galbiate, è uno dei primi monti delle Prealpi Lombarde che puoi incontrare arrivando da Milano. Pur essendo alto solo 922mt, è conosciuto e frequentato dagli amanti dei trekking per il bel panorama sulla Brianza e i suoi laghi.
Il sentiero delle creste (n 305) da percorrere per arrivare in vetta è ben contrassegnato da cartelli ed è consigliato ad escursionisti esperti. Se fai escursionismo potresti trovare questo sentiero semplice e a tratti panoramico e rilassante, per questo lo consiglio. Per dettagli su questo tratto ti segnalo qui di seguito il video YouTube di Matteo Toffanin, esperto escursionista e videomaker.
Clicca 👉QUI per vederlo
Galbiate non riserva viste panoramiche solo a chi ha le scarpe adatte per poter percorrere sentieri rocciosi, nei prossimi paragrafi vedremo altri due posti da visitare in zona.
Villa Bertarelli: sede del Parco Monte Barro


Il giardino che affianca la villa fin dal Settecento, ha attraversato epoche e proprietari diversi: risale al 1721, ai tempi del catasto teresiano, quando era una delle tante residenze di villeggiatura della borghesia milanese. È con la famiglia Ballabio, che la acquistò nel 1799, che il parco iniziò a prendere la forma attuale, con terrazzamenti affacciati sui laghi, fontane e un ninfeo.
La famiglia Bertarelli, proprietaria dal 1873, lascia un segno profondo in questa area: cento ettari di proprietà distribuiti su cinque comuni, un parco ridisegnato dall’ingegner Carlo Santamaria con tanto di serra e pergolato, e un restauro della villa firmato da Piero Portaluppi tra il 1911 e il 1913, a cui si devono i decori neobarocchi ancora visibili oggi.
Dopo essere passata di mano in mano più volte nel Novecento — tra istituti scolastici e case di riposo — nel 2003 il Comune di Galbiate e il Parco del Monte Barro l’hanno acquisita insieme, facendone la sede del parco e del Centro Flora Autoctona.
Il Parco del Monte Barro
Del Parco Regionale del Monte Barro, lo ammetto, non ho ancora fatto una visita vera e propria, quindi qui mi limito a un accenno in attesa di scriverci un articolo dedicato.
È un parco piccolo per estensione — poco meno di 700 ettari —, ma ospita oltre 1000 specie vegetali, un numero che si spiega con la posizione del monte, un rilievo calcareo-dolomitico isolato dai rilievi circostanti, quasi un avamposto verso la pianura.
È stato istituito nel 1983, ed è anche un luogo di una certa importanza archeologica: ai Piani di Barra si trova un insediamento di età gota, tra il V e il VI secolo, unico esempio del genere in Italia, i cui reperti sono oggi conservati nel Museo Archeologico del Barro, nel Centro Parco dell’Eremo.
Inverigo: passeggiata sul Viale dei Cipressi
📍Punto di partenza: Il Santuario di Santa Maria della Noce a Inverigo (CO).
📍Punto di arrivo: La statua del Gigante e Villa La Rotonda.


Oggi la chiameremo land art, ai tempi ciò che determinò la realizzazione del Viale dei Cipressi fu una storia di prestigio di una nobile famiglia ed anche di un voto. Fu il marchese Gian Battista Crivelli a volerlo, nel settembre del 1664, per propiziarsi la Vergine e ottenere il ritorno dei suoi due nipoti, impegnati come ambasciatori del governatore spagnolo di Milano in una missione diplomatica delicata.
Come racconta l’audioguida del progetto 👉 Quel Viale Percorso, il viale doveva essere una via più breve per arrivare alla fonte di salvezza: un collegamento diretto tra il borgo e il castello di Inverigo e il Santuario di Santa Maria della Noce, quasi un ponte fisico tra la vita quotidiana e la grazia.
Il tracciato che puoi percorrere oggi, di quasi due chilometri, fu esteso nel 1691 dal nipote Enea Crivelli verso est, fino alla cascina Navello, e ancora ampliato verso ovest, sul finire del Seicento, fino alla strada della Valassina.
Un tempo il viale era arricchito anche da piante da frutto e statue in pietra, di cui oggi restano alcuni basamenti ed alcune statue d’ispirazione greca e romana. Il percorso termina alla Scala del Gigante, che scende dalla collina di Villa La Rotonda e prende il nome dalla imponente statua di Ercole che la sovrasta.

La guida ai posti meno noti della Brianza
Alcuni luoghi citati in questo articolo sono noti alla maggior parte dei brianzoli, un po’ meno a chi non abita in queste zone. Questa guida è dedicata a chi vuole uscire dal tracciato e tenere insieme due realtà: l’infinita ricchezza culturale dei territori di provincia e purtroppo, salvo casi fortunati, la loro poca valorizzazione da parte di Istituzioni e privati.
Perciò chiudo questo articolo con una consapevolezza: raccontare posti poco noti a livello nazionale serve a proiettare una luce esattamente dove si vuole lasciare la penombra della dimenticanza, utile a fare scelte più comode che giuste, più di guadagno che di valore.
Scegliere di visitare luoghi meno turistici indubbiamente significa fare degli sforzi di spostamenti e di ricerca di informazioni che non sono facilmente fruibili -specialmente sui social-, ma aiuta a tenerci in contatto con una realtà che difficilmente ci servirebbero i media, ma conoscerla ed entrarci in relazione è quanto di più prezioso potremmo ricevere da un articolo scritto sul web o un libro sul territorio.
Buona scoperta